Accordo di programma per il miglioramento della qualità dell’aria nel bacino padano

///Accordo di programma per il miglioramento della qualità dell’aria nel bacino padano

Nuove accordo di programma per il miglioramento della qualità dell’aria nel bacino padano fra il Ministro dell’ambiente e i Presidenti delle Regioni Emilia – Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto. Bologna, 9 giugno 2017

La Corte di Giustizia dell’Unione europea ha condannato l’Italia con   sentenza del 19 dicembre 2012 (causa C-68-11), per non aver rispettato, negli anni 2006 e 2007, i limiti imposti per la qualità dell’aria del materiale particellare PM10 direttiva 1999/30/CE in numerose zone del territorio italiano.
La Commissione Europea ha avviato due procedure di infrazione contro l’Italia per il perdurare del mancato rispetto dei limiti della qualità dell’aria, direttiva 2008/50/CE per il PM10 e il biossido di azoto. La messa in mora per le polveri fini PM10, infrazione 2014/2147 si è determinata per non aver rispettato tra il 2008 e il 2012 in 19 zone e agglomerati i valori limiti giornalieri (50µg/m3) da non superare 35 volte in un anno e la media annua (40µg/m3). La messa in mora per il biossido di azoto, NO2, infrazione 2015/2043, è nata per il mancato rispetto del valore limite in 15 aree del Paese quali il Lazio, Liguria, Lombardia, Molise, Piemonte, Sicilia e Toscana (Camera dei deputati, audizione del Ministro Galletti del 29 febbraio 2016, pag.21 n.33).

Il nuovo accordo di programma, vede la luce, visti i risultati insoddisfacenti dell’accordo interministeriale 2013 (Ambiente, Sviluppo, Trasporti, Agricoltura, Salute con le Regioni (Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto, Valle d’Aosta, Friuli-Venezia Giulia) e Province (Trento e Bolzano) e del Protocollo d’Intesa fra il MATT e le Regioni, le Province e l’ANCI del dicembre 2015. Lo Stivale in Europa, nel 2013 ha  rappresentato la maglia nera per i decessi anticipati per il biossido di azoto NO2, (21040) e l’ozono O3, (3380); per il PM2,5 con 66.630 decessi anticipati è secondo in classifica (l’Ambiente, n2, 2017). Nel 2016, 26 capoluoghi di provincia del Bacino Padano, (79%), su 33 della Penisola hanno superato, il limite dei 50 µg/m3 giornalieri del PM10, con almeno una centralina di monitoraggio (Legambiente, Mal’aria, pag.10, 2017). La Pianura padana è fra le aree più contaminate d’Europa, sebbene si riscontrano criticità elevate in Turchia, Polonia, Benelux, Balcani (Mannucci, Fronte, Cambiamo aria, pag.41, 2017). In questo quadro si delinea l’accordo con misure comuni, verificato congruo dalla Commissione Europea, per adottare provvedimenti strutturali e conseguire in un tempo definito il rispetto dei limiti della qualità dell’aria, onde evitare condanne della Corte di Giustizia Europea con pesanti oneri economici e possibile riduzione dei fondi strutturali per l’Italia. Le Regioni interessate con altri 10 partner, hanno già avviato nel febbraio 2017 un progetto LIFE integrato denominato PREPAIR (Po Regions Engaged to Policies of AIR), della durata di sette anni per un ammontare di 17 milioni di euro per il miglioramento della qualità dell’aria.

Articolo 1 (Oggetto)

  1. Con il presente accordo le Parti, considerata la specificità meteoclimatica e orografica del Bacino Padano, individuano una serie di interventi comuni da porre in essere, in concorso con quelli previsti dalle norme e dai piani della qualità dell’aria vigenti, nel quadro di un’azione coordinata e congiunta, nei settori maggiormente responsabili di emissioni inquinanti, ai fini del miglioramento della qualità dell’aria e del contrasto all’inquinamento atmosferico.

 Secondo quanto affermato, potrebbe sembrare che nel nostro Paese ci sia soltanto la specificità meteoclimatica ed orografica del Bacino padano che presenta notevoli criticità ambientali con superamenti del PM10 e biossido di azoto, NO2. Ai fini della valutazione della qualità dell’aria per la caratterizzazione del territorio, nella Regione Lazio è presente l’area della Valle del Sacco con un dominio di 116 x70 km2 comprendente zone delle province di Roma e Frosinone che presenta in 51 degli 82 comuni, (62% del bacino), il superamento annuo consentito (35giorni) del limite giornaliero del PM10, (50 µg/m3), (Arpa Lazio, valutazione della qualità aria, pag.52, 2016). Le centraline di Frosinone scalo e Ceccano nel 2016 hanno registrato una media annua di PM10, 43 µg/m3, superiore ai limiti di legge. Ceccano con 89 superi del PM10 divide con Torino, il primato nazionale dei comuni per i superamenti giornalieri di PM10; Frosinone, nel 2015 era al 1 posto della classifica delle città capoluogo di provincia peggiori per PM10, nel 2016 è al secondo posto (Legambiente, Mal’aria, pag.10, 2017). Cassino con il PM2,5 supera la media annuale del Dl.gs 155/2010. 8 comuni del territorio hanno superato il limite consentito per il biossido di azoto, NO2. L’area è stata interessata da indagini della Procura della Repubblica di Frosinone per la ricerca di cause ed eventuali omissioni e inadempienze.

  1. Per l’attuazione degli interventi previsti dal presente accordo la Parti promuovono, per quanto di competenza, il reperimento di nuove risorse ed il riorientamento di quelle disponibili.
  2. Per Bacino Padano si intende il territorio appartenente alle Regioni che sono Parti del presente accordo.

Articolo 2 (Impegni delle Regioni del Bacino Padano)

  1. Ai fini dell’attuazione dell’articolo 1, le Regioni del Bacino Padano si impegnano a:

a) prevedere, nei piani di qualità dell’aria o nei relativi provvedimenti attuativi, una limitazione della circolazione dal 1 ottobre al 31 marzo di ogni anno, da applicare entro il 1 ottobre 2018, dal lunedì al venerdì, dalle ore 8,30 alle ore 18,30, salve le eccezioni indispensabili, per le autovetture ed i veicoli commerciali di categoria N1, N2 ed N3 ad alimentazione diesel, di categoria inferiore o uguale ad “Euro 3”. La limitazione è estesa alla categoria “Euro 4” entro il 1 ottobre 2020 ed alla categoria “Euro 5” entro il 1 ottobre 2025.

La limitazione si applica prioritariamente nelle aree urbane dei comuni con popolazione superiore a 30.000 abitanti presso i quali opera un adeguato servizio di trasporto pubblico locale, ricadenti in zone presso le quali risulta superato uno o più dei valori limite del PM10 o del biossido di azoto NO2;

L’accordo, per come recita, non è immediatamente esecutivo e programma delle scadenze temporali, per la limitazione della circolazione dei veicoli diesel, secondo i piani di qualità dell’aria: Euro 0,1,2,3 entro il 1 ottobre 2018, Euro 4 entro il 2020 ed Euro 5 entro il 2025. Trattandosi di un obiettivo impegnativo, con esborso di risorse pubbliche, ai fini della sua certa applicabilità l’accordo deve essere recepito da un provvedimento legislativo. Ciò per le ricadute conseguenti per l’industria dell’auto e degli automobilisti. Il comma prevede implicitamente che la limitazione dei veicoli si esplica se c’è un adeguato sistema di trasporto pubblico; in caso contrario potrebbe venir meno la possibilità applicativa o rinviata. Si pone la domanda se la limitazione che si intende perseguire nei comuni oltre 30000 abitanti, va attuata sull’intero territorio urbano del comune o nelle zone previste dal piano di qualità dell’aria.  

b) promuovere a livello regionale, mediante la concessione di appositi contributi la sostituzione di una o più tipologie di veicoli oggetto dei divieti di cui  alla lettera   a),    con veicoli a  basso  impatto ambientale;

 I contributi che saranno finanziati sono destinati esclusivamente al rinnovo dei mezzi diesel, prevedendo implicitamente che sono escluse dai benefici i veicoli a benzina.   Il quantum economico per il rinnovo del veicolo a gasolio non viene precisato se eguale o differenziato per l’acquisto di un mezzo a benzina, elettrico, bi-fuel, a gas. Il parco delle autovetture a gasolio, 5.944.344 nelle Regioni dell’accordo, Piemonte (1.187.084), Lombardia (2.308.158), Veneto (1.355.083), Emilia Romagna (1.094.019) rappresenta il 37% degli autoveicoli a gasolio in Italia, (16.260.625, ACI,2016).

c) promuovere a livello regionale la realizzazione di infrastrutture di carburanti alternativi e disciplinare il traffico veicolare in modo da favorire la circolazione e la sosta nelle aree urbane di veicoli alimentati con carburanti alternativi;

La conferenza delle Regioni e delle Province, nell’audizione sulla mobilità sostenibile alle commissioni congiunte 8a lavori pubblici e 13a ambiente del Senato della Repubblica, ha rammentato quanto affermato dal Governo nello schema di D.L. in attuazione della Direttiva 2014/94 UE che, per ridurre la dipendenza dal petrolio e individuare i requisiti minimi per la costruzione di infrastrutture per i combustibili alternativi, punti di ricarica elettrici e punti di rifornimento per gas, metano e idrogeno, occorre considerare che si interviene in un settore delle energie per il trasporto in cui sussistono significativi interessi e che negli ultimi anni ha vissuto forti momenti di crisi (17/115, 3 agosto 2017, pag.9). Ciò determina una generalizzata resistenza dei territori e dei vari stakeholders di modificare posizioni di mercato. Rimane pertanto impegnativo quanto contenuto dal comma e indicato dal Libro Bianco del 2011 di dimezzare entro il 2030 nei trasporti urbani l’uso delle autovetture “alimentate con carburanti tradizionali” ed eliminarlo del tutto entro il 2050, conseguendo nelle principali città un sistema di logistica urbana a zero emissioni di CO2 entro il 2030.

d) promuovere la realizzazione nelle aree urbane di infrastrutture per la mobilità ciclopedonale;

I chilometri di piste e percorsi ciclabili ogni 100 abitanti che passano da 39,03 di Reggio Emilia a 13,08 di Brescia(Mannucci, Fronte, Cambiamo aria, 2017, pag.112) richiedono interventi strutturali ed economici, per una maggiore diffusione dei percorsi ciclopedonali.

e) concorrere alla definizione di una regolamentazione omogenea dell’accesso alle aree a traffico limitato, delle limitazioni temporanee della circolazione e della sosta per tutti i veicoli alimentati a carburanti alternativi in accordo a quanto stabilito al comma 2 dell’articolo 19 del decreto legislativo 257/16;

f) promuovere l’inserimento, nelle concessioni relative al servizio di car sharing, rilasciate dal 2020, di prescrizioni volte a prevedere l’utilizzo di auto alimentate con carburanti alternativi nella prestazione del servizio ;

g) prevedere, nei piani di qualità dell’aria, i seguenti divieti, relativi a generatori di calore alimentati a biomassa, in funzione della certificazione prevista dal decreto attuativo dell’articolo 290, comma 4, del decreto legislativo n. 152/2006:

. divieto, entro sei mesi dalla sottoscrizione del presente accordo, di installare generatori con una classe di prestazione emissiva inferiore alla classe “3 stelle” e di continuare ad utilizzare generatori con una classe di prestazione emissiva inferiore a “2 stelle”;

. divieto, entro il 31 dicembre 2019, di installare generatori con una classe di prestazione emissiva inferiore alla classe “4 stelle” e di continuare ad utilizzare generatori con una classe di prestazione emissiva inferiori a “3 stelle”;

h) prevedere, nei piani di qualità dell’aria, l’obbligo di utilizzare, nei generatori di calore a pellet di potenza termica nominale inferiore ai 35 kW, pellet che, oltre a rispettare le condizioni previste dall’Allegato X, Parte II, sezione 4, paragrafo 1, lettera d) alla parte V del decreto legislativo n. 152/2006, sia certificato conforme alla classe A1 della norma UNI EN ISO 17225-2 da parte di un Organismo di certificazione accreditato, prevedendo altresì obblighi di conservazione della documentazione pertinente da parte dell’utilizzatore;

i) adottare provvedimenti di sospensione, differimento o divieto della combustione all’aperto del materiale vegetale di cui all’articolo 182, comma 6-bis, del decreto legislativo n. 152/2006, in tutti i casi previsti da tale articolo, nelle zone presso le quali risulta superato uno o più dei valori limite del PM10 e/o il valore obiettivo del benzo(a)pirene;

L’Arpa Lombardia ha constatato che nella regione il contributo di combustioni all’aperto, falò, le bruciature di stoppia determinano il 5,6% delle emissioni di PM10 (Regione Lombardia, comitato paritetico e di valutazione, relazione n.72).

j) prevedere nei piani di qualità dell’aria, in tutti i casi previsti dall’articolo 11, comma 6, del decreto legislativo 28/2011, il ricorso ad impieghi delle fonti rinnovabili diversi dalla combustione delle biomasse, per assicurare il raggiungimento dei valori di cui all’allegato 3 di tale decreto, nelle zone presso le quali risulta superato uno o più dei valori limite del PM10 e/o il valore obiettivo del benzo(a)pirene;

Secondo quanto affermato nella relazione n.72 del comitato paritetico di controllo e valutazione della Regione Lombardia, presentata da Michela Rocca, nella regione la combustione di biomassa legnosa contribuisce per il 46% al totale regionale delle emissioni di PM10 (la legna bruciata in casa produce 8.772 t/anno di PM10 su un totale di 19.548 t/anno). La relazione cita l’EEA secondo cui il benzopirene e’ l’inquinante cresciuto maggiormente nell’ultimo decennio e i livelli di emissione sono cresciuti di più di 1/5 fra 2003 e 2012. Secondo la stima delle emissioni di benzo(a)pirene in Lombardia (INEMAR 2012) l’inquinante si libera per l’80% dalla combustione della legna e il limite annuo di questo contaminante stabilito dal DL 155/2010 s.n.c. è stato superato in zone prealpine e fondo valle dove è diffuso l’uso della combustione della legna. Le emissioni di PM10 derivanti da attività di combustione di legna e similari per riscaldamento domestico, per il 2012, contribuiscono per il 39% alle emissioni totali della Regione Emilia-Romagna, per il 51% per la Lombardia, anche se, “va sottolineato tuttavia come vi siano numerose fonti di incertezza collegate alla stima delle emissioni dovute all’utilizzo di biomassa” (Ecoscienza n1, Deserti, Maccaferri, Stortini, pag.47, 2015).

k) prevedere, nei provvedimenti relativi all’utilizzo dei fondi strutturali finalizzati all’ efficientamento energetico, il divieto di incentivazione di interventi di installazione di impianti termici a biomassa legnosa nelle zone presso le quali risulta superato uno o più dei valori limite del PM10 e/o del valore obiettivo del benzo(a)pirene;

 La biomassa, mentre è auspicata per contenere il surriscaldamento climatico, dall’altro lato favorisce in modo significativo l’emissione di particelle fini, PM10 e PM2,5. Al riguardo, l’ARPAT Toscana cita nel report del 8/2/2016, il caso di comuni (Buggiano, Uzzano, Montecatini Terme, Capannori, Porcari, Lucca, Montecarlo e Altopascio) dove è stato vietato l’utilizzo nei caminetti della legna, carbone, pellet, nel caso in cui questi non siano le uniche fonti di   riscaldamento. Il comune di Pistoia ha emesso ordinanze urgenti e contingibili, n.1061, 1073, 1103 del dicembre 2016 per il divieto di combustione della legna in camini aperti ove questi non siano l’unica fonte di riscaldamento e con l’esclusione delle aree non metanizzate. La distribuzione degli apparecchi a legna in montagna è risultata nel Veneto per il caminetto aperto (8%), caminetto chiuso (8%), stufa tradizionale(48%), stufa moderna (5%), stufa maiolica (22%), caldaia innovativa (3%), stufa automatica pellet/cippato (7%) (ARPAV, indagine sul consumo domestico biomasse, pag.17,2015). E’ fondamentale mettere in atto buone pratiche, che comprendono la scelta degli impianti, la corretta installazione, l’adeguata manutenzione, la qualità della materia prima.  L’adozione di regole che contribuiscono a bruciare la legna in un modo più efficiente, camini chiusi, stufe a pellets o ad alta efficienza, riduce l’emissione degli inquinanti      (Ecoscienza,n1, F. Zonini Emilia Romagna, 2015).

l) prevedere, nei piani di qualità dell’aria, e, ove ammesso dalle relative norme di riferimento, nelle autorizzazioni integrate ambientali, nelle autorizzazioni uniche ambientali e nei programmi di azione di cui alla direttiva 91/676/CEE (direttiva nitrati), l’applicazione di pratiche finalizzate alla riduzione delle emissioni prodotte dalle attività agricole, quali la copertura delle strutture di stoccaggio di liquami, l’applicazione di corrette modalità di spandimento dei liquami e l’interramento delle superfici di suolo oggetto dell’applicazione di fertilizzanti, ove tali pratiche risultino tecnicamente fattibili ed economicamente sostenibili;

L’agricoltura determina un contributo di almeno il 95% delle emissioni di ammoniaca con il risvolto negativo di formazione di materiale particellare PM10.

m) elaborare e presentare al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare una proposta contenente i requisiti generali di cui all’articolo 29-bis, comma 2, del decreto legislativo 152/2006, in relazione alle attività di allevamento zootecnico;

n) promuovere a livello regionale, mediante la concessione di appositi contributi, la compensazione degli operatori per l’applicazione delle pratiche di cui alla lettera l);

o) applicare modalità comuni di individuazione e contrasto delle situazioni di perdurante accumulo degli inquinanti atmosferici, con particolare riferimento al PM10, sulla base dei criteri e delle misure temporanee di cui all’allegato I del presente accordo;

p) applicare modalità di comunicazione comuni per l’informazione al pubblico in relazione alle misure attuate in caso di situazioni di perdurante accumulo degli inquinanti, con particolare riferimento al PM10;

q) affidare alle Agenzie ambientali regionali del Sistema nazionale di protezione dell’ambiente (SNPA) delle Regioni che sono Parti del presente accordo il compito di realizzare gli strumenti tecnici per l’individuazione delle situazioni di perdurante accumulo degli inquinanti;

r) assicurare un confronto finalizzato a valutare ed ottimizzare le reti di misura regionali della qualità dell’aria in un quadro complessivo di Bacino Padano, attraverso una verifica dei criteri di efficienza, efficacia ed economicità di cui al decreto legislativo 155/2010, su scala sovra regionale; le eventuali conseguenti revisioni delle reti di misura sono comunicate al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ai sensi dell’articolo 5 del decreto legislativo 155/2010.

2. L’applicazione dei divieti e degli obblighi introdotti nei piani ai sensi del comma 1 é assicurata attraverso l’adozione dei necessari provvedimenti da parte delle autorità competenti, in conformità all’ordinamento regionale.

Articolo 3  (Impegni del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare)

  1. Ai fini dell’attuazione dell’articolo 1, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare si impegna a:

a) contribuire, con risorse fino ad un massimo di 2 milioni di euro per Regione, all’attuazione, da parte delle Regioni del Bacino Padano, dell’impegno di cui all’articolo 2, comma 1, lettera b), e con risorse fino ad un massimo di 2 milioni di euro per Regione, all’attuazione, da parte delle Regioni del Bacino Padano, dell’impegno di cui all’articolo 2, comma 1, lettera n);

 La Regione Lombardia con deliberazione X/6675 seduta del 07/06/2017, il Veneto con Dgr n.836 del 06 giugno 2017, il Piemonte con delibera n.22-5139 della Giunta Regionale del 5/06/2017, l’Emilia Romagna con Dgr 795 del 05/06/2017 e Dgr 1412 del 25/09/2017 , hanno recepito l’accordo in essere.

b) fermo restando quanto stabilito nell’articolo 2, comma 1, lettera a), formulare una apposita proposta, nell’ambito del gruppo di lavoro previsto dall’articolo 4, volta ad introdurre nel presente accordo l’impegno a considerare le emissioni di CO2 quale ulteriore parametro da valutare per la definizione delle limitazioni della circolazione;

L’obiettivo medio comunitario per la CO2 per le autovetture nuove commercializzate al 2012 è di 130 gr/km ,  con un obiettivo a lungo termine di 95 gr/km al 2020 (Guida sul risparmio di carburanti e sulle emissioni di CO2 delle autovetture, 2016, pag.6); ad oggi, il fattore medio di emissione di CO2 è 231 gr/km, (euromobility, 2016,). I modelli con minor consumo di CO2, gr/Km per alimentazione sono: Suzuky Celerio 1.0(benzina,84) ;Ds nuova DS 3 e Peugeot NUOVA 208,  (gasolio,79); Mitsubishi SPACE STAR (gpl, 85) (benzina, 92); Seat Mil, Skoda CITIGO, Volkswagen UPI (metano,79); Toyota Prius 1.8 (benzina- elettrico,70); Ds NUOVA  DS5 (gasolio-elettrico,90) ; Volkswagen GOLF,PASSAT,PASSAT VARIANT, Audi 3 (ibrido plug-in elettrico-benzina,39);Volvo V60 TWIN ENGINE (ibrido plug-in elettrico-gasolio,48);BMW,I3,REX(elettrico-benzina,13). Tutti i modelli a propulsione elettrica delle case automobilistiche, BMW, Citroen, Mercedes, Mitsubishi, Nissan, Peugeot, non danno emissioni di CO2.  (Ministero dello Sviluppo, Ambiente e Trasporti, Guida sul risparmio di carburanti e sulle emissioni di CO2 delle autovetture, 2016).

c) attivare le opportune procedure di concertazione con il Ministero dell’economia e delle finanze al fine di individuare, in aggiunta alle risorse di cui alla lettera a), ulteriori risorse necessarie a finanziare la sostituzione dei veicoli previsti dall’articolo 2, comma 1, lettera a), e le misure di compensazione per gli operatori soggetti agli obblighi previsti dall’articolo 2, comma 1, lettera l);

considerando una stima al ribasso del rinnovo auto al 50% e una spesa per l’acquisto a veicolo di almeno 10000 euro ne consegue un impegno economico notevole (mld), con un contributo di Regioni e Stato che deve essere sostenuto, a cui dovrebbe aggiungersi anche quello delle case automobilistiche.

d) attivare le opportune interlocuzioni con il Ministero dell’economia e delle finanze al fine di valutare la possibilità di aggiornare le tasse automobilistiche utilizzando il criterio del bonus-malus;

si pone il problema di come dovrebbe essere aggiornata la tassa automobilistica, ad esempio, abolendo l’attuale bollo di circolazione e sostituendolo con il valore di emissione di CO2, la vetustà del mezzo, le dimensioni del veicolo o l’insieme di più criteri,   considerando che i centri urbani trafficati e congestionati costituiscono un motivo di criticità per i Comuni per l’inquinamento, la mobilità urbana e il parcheggio.

e) promuovere le opportune iniziative, anche di carattere legislativo, al fine di accelerare, nel medio periodo, la progressiva diffusione di veicoli a basse e/o nulle emissioni, in sostituzione di tecnologie tradizionali quali ad esempio il diesel;

f) assicurare che, per tutte le proposte di propria competenza relative a disposizioni di spesa e provvedimenti attuativi di disposizioni di spesa in materia di qualità dell’aria, sia valutata come prioritaria l’attribuzione di risorse per le finalità previste dal presente accordo;

g) promuovere presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti una proposta di modifica del decreto legislativo 285/1992, finalizzata ad includere gli aspetti relativi alla tutela dell’ambiente nelle procedure di determinazione dei limiti di velocità;

h) attivare le opportune procedure di concertazione con il Ministero dello sviluppo economico al fine di aggiornare il decreto ministeriale 16 febbraio 2016, in materia di “conto termico”, e l’articolo 14, comma 2-bis, del decreto legge 4 giugno 2013 n. 63, in modo da assicurarne la compatibilità con i divieti previsti dall’articolo 2, comma 1, lettera g);

i) attivare le opportune interlocuzioni con il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali al fine di promuovere presso le competenti autorità comunitarie il finanziamento delle misure previste dall’articolo 2, comma 1, lettera l) come misure di “Investimenti non produttivi”, nell’ambito dei programmi di sviluppo rurale;

j) elaborare, tenuto conto della proposta di cui all’articolo 2, comma 1, lettera m) uno schema di decreto che individui i requisiti generali del settore dell’allevamento zootecnico, ai sensi dell’articolo 29-bis, comma 2, del decreto legislativo 152/2006;

k) rappresentare alla Commissione Europea, con le Regioni del Bacino Padano, le specificità del Bacino Padano anche al fine di attuare un comune impegno per lo sviluppo di iniziative per il miglioramento della qualità dell’aria.

Articolo 4 (Monitoraggio e attuazione dell’accordo)

  1. Ai fini del monitoraggio dell’attuazione del presente accordo è istituito presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare un gruppo di lavoro composto da un rappresentante di ciascuna Parte, avente il compito di effettuare periodicamente, comunque almeno una volta ogni sei mesi, una ricognizione in merito all’esecuzione degli impegni previsti dagli articoli 2 e 3, e di formulare alle Parti proposte relative all’integrazione o estensione dell’accordo ai sensi dell’articolo 5.
  2. Al fine di fornire indirizzi in merito all’applicazione del presente accordo e di assicurarne l’attuazione in un quadro condiviso, è istituito presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare un tavolo di coordinamento composto da rappresentanti di ciascuna Parte al quale possono partecipare anche rappresentanti dei Comuni delle zone interessate dall’attuazione dell’accordo stesso. Il tavolo di coordinamento si riunisce periodicamente, anche su richiesta delle Parti.  

Articolo 5  (Integrazione o estensione dell’Accordo)

  1. Con successivo atto integrativo le Parti possono concordare integrazioni o estensioni del presente accordo dirette ad individuare ulteriori misure da attuare ai fini previsti dall’articolo 1.

Articolo 6 (Informazione del pubblico)

  1. Al fine di assicurare l’informazione del pubblico in merito ai contenuti del presente accordo, le Parti provvedono a pubblicarne il testo sui propri siti internet istituzionali.

Allegato 1

Criteri per l’individuazione e la gestione delle situazioni di perdurante accumulo degli inquinanti

a. Le procedure di attivazione delle misure temporanee omogenee

Le procedure per l’attivazione di misure temporanee omogenee nelle quattro Regioni del Bacino Padano, al verificarsi di condizioni di accumulo e di aumento delle concentrazioni di PM10 correlate all’instaurarsi di condizioni meteo sfavorevoli alla dispersione degli inquinanti, sono riportate nella tabella sottostante.

Nelle procedure di seguito descritte si intende per concentrazione di PM10 il valore medio giornaliero misurato in una stazione identificata di riferimento per ogni area di applicazione. La stazione di riferimento potrà essere o una stazione fisica o una stazione virtuale, ovvero derivante dall’aggregazione di dati di più stazioni e sarà individuata da ogni Regione con il supporto delle proprie agenzie ambientali sulla base delle caratteristiche del territorio e della rete di monitoraggio della qualità dell’aria.

Il criterio per la scelta della stazione di riferimento è di indubbio interesse igienico-sanitario: spetterà alle Regioni che hanno la responsabilità giuridica sulla qualità dell’aria, d’intesa con i Comuni, (il Sindaco è la massima autorità sanitaria del Comune) di avvalersi dell’Arpa per il punto di riferimento su cui adottare i provvedimenti in essere, una stazione fisica, una stazione considerata ai fini dei modelli meteoclimatici o l’insieme di più stazioni. L’autorità competente dovrebbe considerare unitamente al PM10 anche l’evoluzione del biossido di azoto, NO2, tenuto conto che è un inquinante di elevato interesse sanitario e oggetto della procedura di infrazione 2015/2043 da parte della Commissione europea. L’Italia, è in testa in Europa nel 2013, per decessi anticipati da biossido di azoto (21040). 

LIVELLO di ALLERTA MECCANISMO DI ATTIVAZIONE DELLE MISURE  SEMAFORO
NESSUNA ALLERTA Nessun superamento misurato nella stazione di riferimento del valore limite di 50 µg/m3 della concentrazione di PM10 secondo le persistenze di cui ai punti successivi.   

VERDE 
PRIMO

LIVELLO

 

Attivato dopo 4 giorni consecutivi di superamento misurato nella stazione di riferimento del valore di 50 µg/m3 della concentrazione di PM10, sulla base della verifica effettuata nelle giornate di lunedì e giovedì (giornate di controllo) sui quattro giorni antecedenti. Le misure temporanee, da attivare entro il giorno successivo a quello di controllo (ovvero martedì e venerdì), restano in vigore fino al giorno di controllo successivo.

 

ARANCIO 

 

SECONDO LIVELLO Attivato dopo il 10° giorno di superamento consecutivo misurato nella stazione di riferimento del valore limite di 50 µg/m3 della concentrazione PM10, sulla base della verifica effettuata nelle giornate di lunedì e giovedì (giornate di controllo) sui 10 giorni antecedenti.

Le misure temporanee, da attivare entro il giorno successivo a quello di controllo (ovvero martedì e venerdì), restano in vigore fino al giorno di controllo successivo.

 

ROSSO 
NON

ATTIVAZIONE

DEL LIVELLO

SUCCESSIVO A

QUELLO IN

VIGORE 

Se nelle giornate di controllo di lunedì e giovedì l’analisi dei dati della stazione di riferimento porterebbe ad una variazione in aumento del livello esistente (ovvero da verde ad arancio e da arancio a rosso), ma  le previsioni meteorologiche e di qualità dell’aria prevedono per il giorno in corso e per il giorno successivo condizioni favorevoli alla dispersione degli inquinanti, il nuovo livello non si attiva e rimane valido il livello in vigore  fino alla successiva giornata di controllo.  

 

CONDIZIONI

DI RIENTRO

AL LIVELLO

VERDE

(NESSUNA

ALLERTA)

Il rientro da un livello di criticità qualunque esso sia (arancio o rosso) avviene se, sulla base della verifica effettuata nelle giornate di controllo di lunedì e giovedì sui dati delle stazioni di riferimento, si realizza una delle due seguenti condizioni:

1)                 la concentrazione del giorno precedente il giorno di controllo è misurata al di sotto del valore limite di 50 µg/m3 e le previsioni meteorologiche e di qualità dell’aria prevedono per il giorno in corso ed il giorno successivo condizioni  favorevoli alla dispersione degli inquinanti;

2)                 si osservano due giorni consecutivi di concentrazione misurata al di sotto del valore limite di 50 µg/m3 nei quattro giorni precedenti al giorno di controllo.

Il rientro al livello verde  ha effetto a partire dal giorno successivo a quello di controllo.

 
  1. Le misure temporanee omogenee per il miglioramento della qualità dell’aria ed il contrasto all’inquinamento locale

Le misure temporanee omogenee sono articolate su due livelli in relazione alle condizioni di persistenza dello stato di superamento del valore di 50 µg/m3 della concentrazione di PM10 registrato dalle stazioni di rilevamento.

Le misure temporanee omogenee di 1° livello sono:

b.1. Limitazione all’utilizzo delle autovetture private di classe emissiva almeno Euro 4 diesel in ambito urbano dalle 8.30 alle 18.30 e dei veicoli commerciali di classe emissiva almeno Euro 3 diesel dalle 8.30 alle 12.30. Le deroghe sono relative ai veicoli utilizzati per finalità di tipo pubblico o sociale (forze dell’ordine, soccorso sanitario, pronto intervento), per il trasporto di portatori di handicap o di persone sottoposte a terapie indispensabili ed indifferibili, i veicoli speciali definiti dall’art. 54 lett. f), g) e n) del Codice della Strada e sono fatte salve le disposizioni comunali vigenti relative alle Zone a Traffico Limitato (ZTL) e alle modalità di carico-scarico delle merci;

b.2. Divieto di utilizzo di generatori di calore domestici alimentati a biomassa legnosa (in presenza di impianto di riscaldamento alternativo) aventi prestazioni energetiche ed emissive che non sono in grado di rispettare i valori previsti almeno per la classe 3 stelle in base alla classificazione ambientale introdotta dal decreto attuativo dell’articolo 290, comma 4, del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152;

b.3. Divieto assoluto, per qualsiasi tipologia (falò rituali, barbecue e fuochi d’artificio, scopo intrattenimento, etc…), di combustioni all’aperto anche relativamente alle deroghe consentite dall’art. 182, comma 6 bis, del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152 rappresentate dai piccoli cumuli di residui vegetali bruciati in loco;

b.4. Introduzione del limite a 19°C (con tolleranza di 2°C) per le temperature medie nelle abitazioni e spazi ed esercizi commerciali;

b.5. Divieto per tutti i veicoli di sostare con il motore acceso;

b.6. Divieto di spandimento dei liquami zootecnici e, in presenza di divieto regionale, divieto di rilasciare le relative deroghe;

b.7. Invito ai soggetti preposti a introdurre agevolazioni tariffarie sui servizi locali di TPL;

b.8. Potenziamento dei controlli con particolare riguardo a rispetto divieti di limitazione della circolazione veicolare, di utilizzo degli impianti termici a biomassa legnosa, di combustioni all’aperto e di divieto di spandimento dei liquami.

Le misure temporanee omogenee di 2° livello (aggiuntive rispetto a quelle di 1° livello) sono:

b.9. Estensione delle limitazioni per le autovetture private di classe emissiva almeno Euro 4 diesel in ambito urbano nella fascia oraria 8.30-18.30 e per i veicoli commerciali almeno Euro 3 diesel nella fascia oraria 8.30 – 18.30 ed Euro 4 diesel nella fascia oraria 8.30 – 12.30. Le deroghe previste sono le medesime individuate al punto b.1;

b.10. Divieto di utilizzo di generatori di calore domestici alimentati a biomassa legnosa (in presenza di impianto di riscaldamento alternativo) aventi prestazioni energetiche ed emissive che non sono in grado di rispettare i valori previsti almeno per la classe 4 stelle in base alla classificazione ambientale introdotta dal decreto attuativo    dell’articolo 290, comma 4, del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152.

  1. Ambito di applicazione

Le misure temporanee omogenee di cui al presente Allegato si applicano prioritariamente nelle aree urbane dei Comuni con popolazione superiore a 30.000 abitanti presso i quali opera un servizio di trasporto pubblico locale, ricadenti in zone presso le quali risulta superato uno o più dei valori limite del PM10;

L’accordo, trattando misure di prevenzione sanitaria, per una effettiva applicazione, andrebbe convertito in un provvedimento di legge presentato dai dicasteri responsabili, Ministero Ambiente e Salute, prevedendo obblighi e sanzioni in caso di inadempienze. Il programma reclamando interventi comuni e procedure temporanee omogenee nell’area del Bacino Padano, vista la conoscenza approfondita e consolidata dei fenomeni di accumulo dei traccianti al suolo, in condizioni meteoclimatiche sfavorevoli alla dispersione, su parere degli esperti, visti i modelli meteoclimatici, potrebbe richiedere l’applicazione contemporanea dei provvedimenti di prevenzione, ad esempio della circolazione veicolare.

Aldo Di Giulio, consulente

By | 2017-11-16T11:31:13+00:00 5 novembre 2017|Legislazione|Commenti disabilitati su Accordo di programma per il miglioramento della qualità dell’aria nel bacino padano